sabato 17 maggio 2008

GIUSTIZIA PER TOMMY




Tommy, per noi, è speciale, come “un segnale”, che abbiamo voluto cogliere…

Questo angioletto, ucciso, in un modo, così violento, da lasciarci tutti, senza respiro, mentre le lacrime, ci scendono dal viso, tutte le volte che leggiamo e vediamo, foto o notizie che ricordano, un bambino, che non doveva morire…

E… ogni volta, che cerchiamo gli articoli che riassumono questa storia orribile, è come avere una lama infilata nel cuore…

1 aprile 2006

ALESSI.jpgPARMA - “L’ho ucciso io: non sopportavo il suo pianto”. Queste parole, agghiaccianti, spengono ogni speranza di ritrovare vivo Tommaso Onofri, il bimbo sequestrato il 2 marzo scorso nei pressi di Parma. A pronunciarle è Mario Alessi (nella foto a sinistra), manovale nella ristrutturazione della residenza degli Onofri, a Casalbaroncolo: nel pomeriggio di oggi, messo di nuovo sotto torchio dagli inquirenti, l’uomo, indagato e poi sottoposto a fermo, crolla e confessa. Rivelando che il piccolo, 18 mesi, strappato dal suo seggiolone sotto gli occhi di mamma, papà e fratellino, un mese fa, a casa non tornerà mai.

La scoperta del cadavere
Subito dopo la polizia, guidata dallo stesso Alessi, ha cominciato a cercare il corpicino di Tommy in località Sant’Ilario, lungo il torrente Enza, a pochi chilometri da Casalbaroncolo. In tarda serata il corpo è stato ritrovato, integro: giaceva in un casolare abbandonato, sotto terra, vicino a un covone di paglia. A giudicare dai segni presenti sul volto, il piccolo potrebbe essere stato ucciso a colpi di pala sulla faccia. (…)

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Un anno e mezzo dopo…

Un anno e mezzo dopo, la tragedia di Tommaso Onofri, rapito e ucciso a Casalbaroncolo nel marzo 2006, torna a Parma. La Corte d’Assise è infatti chiamata a giudicare Mario Alessi, il muratore siciliano che per l’accusa uccise materialmente il piccolo, e la sua compagna, Antonella Conserva, che per i pm della Dda bolognese, partecipò all’ideazione e all’esecuzione del sequestro. Alessi non è presente in aula.

La giustizia ha già detto una prima parola su questa vicenda. Due dei quattro accusati del sequestro sono stati giudicati con rito abbreviato dal gip di Bologna Rita Zaccariello: Salvatore Raimondi, l’ex pugile siciliano che in scooter rapì il piccolo con Alessi, è stato condannato a 20 anni. Il rito abbreviato gli ha assicurato lo sconto di un terzo della pena. Pasquale Barbera, il capomastro amico di Paolo Onofri, il padre di Tommy, è stato assolto sempre con rito abbreviato. E Alessi ha fatto sapere, attraverso il suo legale, di essere “sconvolto” per l’assoluzione di Barbera..

Alessi e Conserva non hanno chiesto l’abbreviato. Per questo il processo torna a Parma, non se ne occuperà il gip di Bologna, ma la Corte composta da due giudici togati e sei popolari. Saranno Eleonora Fiengo il presidente e Gennaro Mastroberardino il giudice a latere. Le difese hanno rinunciato allo sconto di pena implicito nel rito alternativo perché contano di provare in aula da un lato l’estraneità al rapimento (per Conserva), dall’altro la non esecuzione materiale dell’infanticidio (per Alessi), commesso invece, secondo il muratore, da Raimondi. (…)

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29 ottobre 2007

La pubblica accusa ha mostrato in aula, durante il processo per la morte di Tommaso Onofri che si sta svolgendo a Parma, le foto del ritrovamento del cadavere del bimbo di 17 mesi: l’orrore è quindi così entrato in tribunale.

conserva.jpgFotografie terribili che hanno mostrato un bimbo gettato nel letame, tra i rifiuti: il dirigente della Polizia Scientifica di Bologna, Geo Ceccaroli, che ha illustrato la sequenza fotografica, ha spiegato come il bavaglino del bimbo fosse sporco di sangue e che presentasse ferite sulle mani e in testa. “Il viso — ha detto — era affondato nel fango”. Il bimbo venne trovato alle 22.20 del primo aprile, all’incirca dove Mario Alessi disse di aver visto Raimondi lasciarlo. Davanti a quelle immagini, Antonella Conserva (nella foto a sinistra), accusata insieme al compagno Mario Alessi del rapimento del bimbo, ha piegato la testa, rifiutandosi di guardare le fotografie.

Si è trattato di un momento durissimo anche per lo zio del bimbo, Cesare Fontanesi: “Sono immagini molto crude — ha detto — che purtroppo conoscevo già. Mi ha colpito moltissimo rivedere le scarpine di Tommy, quelle scarpe che mio figlio gli aveva regalato. Potete bene immaginare quale sia il mio stato d’animo: questa gente ha commesso un atto ingiustificabile, un atto di una gravità inammissibile. Se è uscito il sangue, il cuore batteva: non raccontiamoci storie”. Assenti invece i genitori del piccolo, Paolo e Paola Onofri: “Queste foto — ha continuato Fontanesi — non le hanno mai viste, meglio così. Hanno fatto bene a non venire. Spero solo che adesso gli assassini abbiano la punizione che si meritano. L’hanno ucciso con l’indifferenza più assoluta: come se si fossero fumati una sigaretta”.

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15 maggio 2008

L’avvocato Donata Giorgia Cappelluto, legale dei genitori di Tommy e dei due fratelli della vittima ha chiesto questa mattina alla Corte d’Assise di condannare Mario Alessi e la moglie Antonella Conserva un risarcimento per le quattro parti civili di 1,5 milioni di euro a testa. Le parti civili sono: il padre Paolo Onofri, la madre Paola Pellinghelli e il fratellino di Tommy, Sebastiano. La quarta persona è Carlo Alberto, un fratello di Tommy, nato dal precedente matrimonio di Paolo Onofri. L’avvocato ha chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva non inferiore a un milione di euro per ogni parte civile.

L’avvocato Stefano Catellani, che assiste i nonni e due zii del piccolo, ha formulato la stessa richiesta, portando così a 12 i milioni di euro richiesti. L’avvocato ha anche chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva non inferiore a 400mila euro per ogni parte civile.

Mario Alessi in aula per la prima volta: la moglie, Antonella Conserva, esce dal tribunale

Mario Alessi per la prima volta, questa mattina si è presentato nell’aula in cui viene celebrato il processo per l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri e nella prossima udienza del 21 maggio, quando prenderanno la parola i difensori, rilascerà delle dichiarazioni spontanee.

La moglie di Alessi, Antonella Conserva, per la quale il pm ha chiesto una pena di trent’anni, non appena visto il marito entrare in aula ha chiesto di poter uscire dall’aula del tribunale di Parma. Un modo per marcare la sua presa di distanza da quello che viene considerato l’assassino materiale del bambino e anche un modo per dimostrare alla Corte la propria presunta estraneità.

Alessi durante l’udienza è rimasto sempre tranquillo, ma è sobbalzato dalla sedia quando ha sentito i legali delle parti civili dire che è stato lui ad uccidere Tommy, come sostenuto anche dai pm della Dda, e che il delitto era probabilmente premeditato.

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Questo Comitato, vuole giustizia, senza sconti e senza false “scuse”, il massimo della pena, perchè i mostri, devono stare in galera, perchè i bambini non devono morire a badilate in faccia, affogando nel fango, perchè è ora che vi siano sentenze giuste, perchè chiunque si azzarderà a rifarlo, sappia, che non riceverà nessuna pietà.

Giustizia per Tommy !

tommaso.jpg

Sarai sempre nel nostro cuore…




martedì 4 marzo 2008

addio cicco e tore

in data odierna 9 aprile 2008, si sono tenuti i funerali di Ciccio e Tore…

Due bambini che si potevano salvare…

Addio piccolini, scusateci se non siamo riusciti a salvarvi, questo ci fa sentire così inutili…

Il dolore che proviamo è così grande da non riuscire a scrivere niente altro, solo che questo Comitato, non smetterà MAI, di lottare.

pappalardi.jpg

Il COMITATO TROVIAMO I BAMBINI
Bambini scomparsi


mercoledì 27 febbraio 2008

PAPPALARDI

CIAO FRANCESCO

CIAO SALVATORE

NON RIESCO AD ESPRIMI ALTRO
E TUTTO IL MIO DOLORE

ADDIO PICCOLI ANGELI

domenica 17 febbraio 2008

VERGOGNOSO

Condannato a sei anni, ne sconta uno. Aveva solo l'obbligo di firma
La vittima gli era stata affidata dalla madre, una lontana parente

Agrigento, scarcerato pedofilo
abusa di una bimba di quattro anni


AGRIGENTO - In cella, con l'accusa di avere stuprato tre sorelline, è rimasto meno di un anno. Tornato libero, un mese fa era stato condannato a sei anni e quattro mesi, ma aveva solo l'obbligo di firma. Giovedì scorso, è tornato ad abusare di una bimba di quattro anni, che gli era stata affidata dalla madre, una lontana parente. Vincenzo Iacono, un pizzaiolo di 45 anni, è stato arrestato dai carabinieri: la sua ultima vittima ha raccontato tutto alla madre, che è corsa in caserma. Una perizia medica ha confermato gli abusi.

Anche giovedì scorso, Iacono si era presentato in caserma, per firmare il registro dei sorvegliati. Con sé aveva proprio quella bambina. Dopo l'avvio delle indagini, i carabinieri l'hanno atteso venerdì notte fuori dalla pizzeria in cui lavorava, per notificargli il fermo. Adesso, Iacono si trova in isolamento, anche per evitare ritorsioni in carcere.

Le sue prime vittime, tre sorelline di Aragona, erano figlie di amici di famiglia. I genitori si fidavano di lui, tanto da affidargli le piccole. Ma un giorno, lui le aveva portate in un casolare abbandonato. I genitori non avevano capito subito. Solo l'intervento degli psicologi aveva fatto scattare le indagini. E così, il 23 marzo 2005, il pizzaiolo era stato arrestato. Ma neanche un anno dopo era tornato in libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Si era trasferito presto ad Agrigento. "Era stato abile a non far sapere del brutto episodio di cui era stato protagonista", dicono i carabinieri. Così, la madre dell'ultima vittima si era fidata. Fino a giovedì, quando la figlia le aveva detto in lacrime: "Lo zio mi ha fatto fare cavalluccio".

Adesso, è polemica: "Quello che è accaduto ad Agrigento, con un pedofilo libero dopo appena un anno, è vergognoso", commenta la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile famiglie e minori di Forza Italia, che invoca l'introduzione della castrazione chimica.

Un appello alla riflessione e a una possibile riforma arriva da Luigi Birritteri, sostituto procuratore presso la Procura generale di Caltanissetta, ex capo dei gip di Agrigento. Dice: "La legge prevede un termine di custodia cautelare superato il quale, chiunque sia l'imputato e qualunque sia il reato, deve essere scarcerato perché la presunzione di innocenza impone che la pena deve essere scontata solo se la condanna è definitiva. Le uniche misure che si possono applicare sono quelle blande, come appunto è l'obbligo di firma. Io spero, però, che si colga l'occasione per riflettere sulla necessità di garantire delle misure che siano legate alla tipologia particolarmente odiosa di questi reati. Si potrebbe pensare a terapie e trattamenti sanitari obbligatori per limitare queste spinte, queste deviazioni di carattere sessuale. Non basta gridare al mostro. E' troppo semplicistico prendersela con i magistrati che non fanno altro che applicare la legge pur operando in condizioni proibitive. Con fatica si tenta di esaurire i processi che sono una vera corsa ad ostacoli, senza contare i carichi di lavoro pesantissimi".

martedì 12 febbraio 2008

Pedofilia on line in tutta Italia: 4 arresti, 110 indagati

Pedofilia on line in tutta Italia: 4 arresti, 110 indagati

SIRACUSA. Tre persone arrestate e 110 indagate: è il bilancio provvisorio di un'operazione di contrasto alla pedofilia on line e al turismo sessuale coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, che ha disposto 116 perquisizioni in diverse regioni italiane.
Quattro sono le persone indagate in Abruzzo.

All'operazione, denominata 'Thai', che è ancora in corso, partecipano investigatori del Nucleo telematico della Procura aretusea e oltre 500 appartenenti a carabinieri, polizia postale e guardia di finanza.
Gli arrestati sono un funzionario di banca di 62 anni di Imperia, un operaio di Varese e un cinquantenne metalmeccanico di Brescia.
Gli indagati dal procuratore aggiunto di Siracusa Giuseppe Toscano e dai sostituti Antonio Nicastro e Anna Trinchillo, sono 110 utenti italiani.
Per loro sono ipotizzati i reati di divulgazione di materiale pedo-pornografico in associazione per delinquere. Tra loro ci sono anche insegnanti, sociologi e dirigenti di azienda: 16 sono residenti in Sicilia, 12 in Campania, 11 in Lombardia, 12 in Toscana, 11 in Emilia
Romagna, 9 in Veneto, 6 in Liguria, 5 in Friuli, 5 in Calabria, 4 nel Lazio, 4 in Piemonte, 4 in Abruzzo, 4 nelle Marche, 2 in Puglia, 2 in Sardegna, 2 in Basilicata, e 1 in Trentino.
Durante l'operazione 'Thai', investigatori del Nit della Procura di Siracusa hanno fermato all'aeroporto di Fiumicino, dopo essere sceso da un aereo proveniente da Bangkok, un docente universitario italiano di 55 anni.
Al professionista sono stati sequestrati video pedo-pornografici girati in Thailandia in cui l'uomo era uno dei protagonisti delle riprese.
Indagini sono in corso con la Thailandia per tentare di identificare i bambini coinvolti negli abusi, anche perché la competenza sull'inchiesta è della magistratura italiana, visto che la legge, per contrastare la pedo-pornografia, prevede che si può procedere anche se il reato è commesso all'estero.
Le indagini dell'operazione Thai sono state avviate dopo una denuncia dell'associazione Telefono arcobaleno e del suo presidente Giovanni Arena.

lunedì 11 febbraio 2008

pedofili arrestati

importante operazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania che ha portato all'arresto di 7 persone incensurate con l'accusa di pedofilia

Importante operazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania che ha portato all'arresto di 7 persone incensurate, tra i 20 e i 33 anni, con l'accusa di adescamento di minori attraverso Internet.

I sette pedofili avrebbero agito utilizzando chat e siti web e si sarebbero mossi in almeno 6 regioni d'Italia.

L'operazione è stata condotta a livello nazionale, gestita direttamente da Roma, con l'utilizzo di agenti sottocopertura.

Si sospettano legami con la pedofilia internazionale.

Attraverso Internet sarebbero avvenuti fitti scambi di materiale pedo-pornografico.

Il Gip di Caltagirone, ha, comunque, concesso gli arresti domiciliari ai sette arrestati.

sabato 2 febbraio 2008

allarme pedofilia in rete

Pedofilia in rete: dalla Russia la minaccia più grande

Si chiama Russian Business Network (RBN) ed è sicuramente uno dei peggiori provider, se non il peggiore, che girano in rete. Come facilmente intuibile è basato in Russia, ma nessuno sa dove ha gli uffici, nessun indirizzo, nessun server in evidenza, niente di niente e chiedere è dannatamente pericoloso.

Persino il Washington Post ha cercato di capirci qualcosa con un inchiesta giornalistica ma ha dovuto desistere di fronte alle coperture politiche di cui RBN dispone. Il problema è che da questo provider arrivano la maggior parte dei pericoli in rete: truffe milionarie, phishing, frodi informatiche etc. etc. ma soprattutto sono i siti a contenuto pedopornografico a farla da padrone.

I suoi “clienti” a fronte di un premio annuo decisamente più alto di quello che sono i prezzi di mercato, possono godere della completa copertura ben sapendo che non verranno mai intercettati ne arrestati. E’ chiaro che la copertura politica che viene data a RBN è pressoché totale.

Le polizie informatiche di tutto il mondo sono letteralmente impotenti, così i malfattori continuano imperterriti a operare, violando ogni tipo di diritto a partire da quello del bambino. Sono centinaia i siti pedofili ospitati da RBN e nessuno riesce a risalire ai loro proprietari e in alcuni casi nemmeno a oscurarli.

Per ogni sito oscurato in occidente ne nasce uno nuovo che lo riprende con li stessi contenuti, così gli orchi possono agire indisturbati e distribuire le loro nefandezze senza che nessuno riesca a fermarli.

A questo punto solo la politica può fermare questo immondezzaio e l’Unione Europea è sicuramente la più adatta a farlo.

Si deve intervenire sulla Russia affinché oscuri definitivamente questo provider che è diventato il porto franco dei peggiori pedofili che ci sono in rete.

Di certo non sarà facile, il giro di affari di RBN è miliardario e la mafia russa ha allungato i suoi tentacoli ovunque, politica compresa, ma occorre fare qualcosa, qualsiasi cosa. Non è possibile sopportare questo scempio e vedere impotenti questi mostri abusare di migliaia di bambini innocenti. Possibile che non si riesca a oscurare il provider? Possibile che non si riesca a tracciare chi si collega da fuori dalla Russia a questi siti per scaricare gli orribili filmati o le tremende immagini di questa turpe violenza sui bambini?

Chiediamo che l’Unione Europea si attivi immediatamente e “intimi” alla Russia di fornire tutte le informazioni necessarie per fermare la diffusione di materiale pedopornografico proveniente da RBN e che, soprattutto, ne imponga l’immediata chiusura. Non è possibile lasciare questo porto franco dei pedofili in attività, migliaia di vittime lo chiedono in silenzio.

Noemi Cabitza

Fonte

Il Comitato Troviamo i bambini, raccoglie questo allarme e chiede a tutti i nostri sostenitori di scrivere una mail di protesta al vicepresidente della Commissione europea responsabile per il portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza.

FRATTINI.jpg
FRANCO FRATTINI

Fermiamo questo schifo !

Oppure invia una mail ai seguenti indirizzi:
Antonio.BETTANINI@ec.europa.eu; info@troviamoibambini.it

FATE GIRARE L’APPELLO !

Grazie.